San Martino al Cimino

San Martino al Cimino

E’ una frazione di Viterbo, di cui costituisce la VIII circoscrizione comunale. L’antico centro medioevale, cresciuto intorno all’abbazia cistercense, fu riadattato nel XVII secolo secondo il gusto dell’epoca, ma conserva tracce della vecchia cortina muraria e dell’originaria struttura urbanistica.

La parte alta del centro dell’abitato, raggiungibile mediante due porte collegate dalla strada principale, conserva la chiesa e il secentesco Palazzo Doria Pamphili, costruito per iniziativa di Dona Olimpia, utilizzando parte dei materiali avanzati dalla ristrutturazione del palazzo di proprietà della famiglia Pamphili, sito a Roma in piazza Navona.

Comune autonomo fino al 1928, in tale data esso fu aggregato a Viterbo, dal cui centro esso dista circa 5 Km.

Il borgo di san Martino al Cimino vede la sua origine intorno all’XIII secolo, allorquando nella località, che sorge a circa 560 metri di altitudine, fu edificata un’abbazia ad opera dei momaci cistercensi di Pontigny.

L’abbazia

L’edificio religioso presenta una facciata solenne ornata da un rosonee da una grande polifora gotica: ai lati si ergono due basse torri campanarie di aggiunta posteriore (1651-54) sormontate da cuspidi piramidali e ornate da un orologio (torre di destra) e da una meridiana (torre di sinistra).

Particolarmente armonioso è il retro della costruzione con l’abside poligonale di pietra. Sul fianco della chiesa si aprono i resti del chiostro di cui non restano che poche colonne sobrie ed eleganti. L’interno, semplice ed austero, ricorda le grandi cattedrali gotiche e le abbazie cistercensi per l’altissimo soffitto a crociera, le ampie finestre ed il colonnato con pilastri a croce.

L’abbazia è direttamente collegata con il vicino palazzo Doria Pamphili, tramite una specie di corridoio costruito sopra un arco che collega il chiostro con la piazza retrostante la stessa abbazia. Nella parte sottostante ci sono alcuni locali oggi sede della confraternita, all’interno dei quali, in una vela del soffitto di una piccola stanza, è raffigurato in un affresco, il castello di Montecalvello, feudo della famiglia Pamphili e successivamente, proprietà di Donna Olimpia.

Il papa Innocenzo X della famiglia Pamphili regnante dal 1644 al 1655 e già abate della abbazia, la dedicò alla Madonna, sub titulo Regina delle Vittorie e della Pace, a cui era dedicata anche la chiesa di Santa Teresa a Roma, decorata, sotto il suo pontificato dall’architetto papale Bernini.

All’interno dell’abbazia, nella navata centrale è sepolta Donna Olimpia Maidalchini, morta di peste a San Martino al Cimino il 26 settembre 1657 all’età di 63 anni.

Fonte Wikipedia