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Bed & Breakfast
"La Locanda del Riccio"
Viterbo

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Calendario degli Eventi

Maggio

San Pellegrino In Fiore. Nel weekend del 1° maggio, a Viterbo, un insolito allestimento floreale del quartiere medievale.

I Pugnaloni di Acquapendente. La terza domenica di maggio, stupendi mosaici di petali di fiori.

A Marta si svolge "La Barabbata", un corteo di carri e personaggi che illustrano le attività lavorative e le produzioni locali e che si conclude con un grande banchetto.

Luglio - Agosto

Le feste del vino. I paesi della valle del Tevere, produttori di vino , offrono vino e gastronomia locale con calendari ricchi di eventi in grado di soddisfare i gusti più sofisticati. A Castiglione in Teverina, Civitella d'Agliano, Montefiascone e Vignanello.

Agosto - Settembre

Il Festival Barocco unisce il fascino della musica classica agli incredibili scenari della Tuscia.

Ogni anno il 3 settembre a Viterbo, l'evento per eccellenza: Il trasporto della Macchina di Santa Rosa. La "Macchina", alta circa 30 metri, viene portata a spalla dai "facchini", un evento suggestivo che coinvolge ed emoziona credenti e non. Le commemorazioni della Santa investono tutto il mese di settembre che, ogni anno, presenta una ricchezza di appuntamenti che coinvolgono il visitatore.

L'Ottava Medievale di Orte - Otto giorni di festa con l'apertura di "taverne" tipiche dove si possono gustare menù medievali in grado di soddisfare i palati più esigenti, in una coreografia di scenari d'epoca e servitori in costume.
www.ottavamedievale.it

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Via del Riccio, 5 (angolo via Cardinal La Fontaine) - 01100 Viterbo
Tel. (Fax): 0761 321821 - Cell.: +39 328 6907367
Web: www.lalocandadelriccio.it
E-Mail: info@lalocandadelriccio.it

A proposito di Viterbo

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Viterbo insiste su un'area di insediamento etrusco che racchiude eccezionali testimonianze di questa antica e misteriosa civiltà.
Le origini stesse della città sono misteriose e antiche leggende si tramandano di padre in figlio.
La sua vera storia inizia con il Re Longobardo Desiderio e, più ancora, con Carlo Magno che, nel 778, la dona a Papa Adriano.
Dal 1243 fu quasi sempre fedele alla causa guelfa e fu protagonista di enormi splendori in periodi di grande importanza e prosperità.
La sua storia è ricca di episodi enfatici. Ad esempio, fu proprio a Viterbo che nacque la forma moderna del conclave, quando i viterbesi, esasperati per la mancata elezione del successore di Clemente IV, che si protraeva ormai da tre anni, scoperchiarono il tetto della sala e misero i rissosi principi della chiesa a pane e acqua cosicché,dopo poco tempo, fu eletto il nuovo pontefice.

La storia di Viterbo è la storia dei papi che ci vissero o che vi morirono, come Giovanni XXI, morto nel palazzo papale perché una notte sprofondò, insieme al pavimento della sua camera da letto, all'interno del palazzo.
Ma la sua storia è anche storia di intrighi e ribellioni: per ben due volte fu scomunicata e, a più riprese, tentò di ribellarsi al potere di Roma.
Il suo centro storico conserva l'impronta monumentale formatasi nel medioevo ed è cinto tutt'ora, raro esempio conservativo, da solide mura turrite, aperte oggi da nove porte, per un perimetro di circa cinque chilometri.
La sua immagine più nota, che risale al millecento circa, è quella dei due quartieri di San Pellegrino e di Pianoscarano, ricchi di chiese e palazzi in peperino, la bella pietra locale che le dà un carattere omogeneo e che, al tramonto, offre atmosfere suggestive, tingendosi di rosa, e riflettendo le ombre dei merli o delle sue innumerevoli fontane.

Ogni angolo di Viterbo, così suggestivo, nasconde storie vere o leggende in cui il viaggiatore può perdersi solo per pochi istanti oppure per sempre, ma che lasciano, comunque, la voglia di tornare.



Da vedere nel centro storico

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- Il Quartiere San Pellegrino, con i suoi caratteristici profferli, i palazzi d'epoca e il "Vicolo dei Pellegrini", dove sorgeva l'ospedale dei pellegrini, fondato da due coniugi, Guidone e Diletta e dato in dono al clero viterbese perché vi ospitasse i pellegrini che percorrevano la Via Francigena. Ancora oggi è possibile vedere la lapide relativa a tale donazione.

- Piazza San Lorenzo, dove sorgono la Cattedrale di San Lorenzo (Duomo), il Palazzo Papale e la Casa di Valentino della Pagnotta che costituiscono un suggestivo complesso medievale.

- Il Museo Nazionale Etrusco, allestito nella storica Rocca Albornoz, che custodisce notevoli statue greche, il ciclo statutario di Ferento (Ferentum) città romana ove è stata accertata l'esistenza di un centro arcaico del VII-VI sec. a C., nonché una intera sezione dedicata all'architettura etrusca.

- Il Museo Civico, allestito nell'ex convento attiguo alla Chiesa di Santa Maria della Verità, ospita una notevole collezione di reperti etruschi, nonché una pinacoteca dove è possibile ammirare due tavole di Sebastiano del Piombo tra cui la famosa "Deposizione".

- Le innumerevoli chiese, come, ad esempio, Santa Maria Nuova, chiesa romanica del sec. XII, con il suo bellissimo chiostro, tra le più interessanti di Viterbo, o San Silvestro, in piazza del Gesù, divenuta tristemente nota per l'uccisione del principe Enrico di Cornovaglia, per mano di Guido di Monfort.

- Di modesto valore artistico, ma di grande interesse religioso è il Santuario di Santa Rosa , legato alla storia di Rosa, fanciulla viterbese nata tra il 1233 e il 1235, devota totalmente all'amore di Cristo, cui la tradizione attribuisce una serie di miracoli tra i quali quello del pane per i bisognosi tramutato in petali di rosa a beneficio del collerico genitore.
Nel Santuario è custodito il corpo della Santa morta nel 1251.
A Lei è dedicato il trasporto della così detta "Macchina di Santa Rosa". Ogni anno la sera del 3 settembre, un campanile luminoso portato a spalla per la vie della città, da oltre cento uomini chiamati "Facchini di Santa Rosa".

- Infine poco nota, ma raro esempio di cultura neobarocca a Viterbo è la Chiesa di San Giovanni Battista, meglio conosciuta come del "Gonfalone" che ospita il ciclo pittorico completo di San Giovanni Battista.
Gli splendidi affreschi di Domenico Corvi trovano la massima espressione nella "Decollazione del Battista" e nella magnifiche rappresentazioni simboliche delle "Forze".
Degno di nota è lo stendardo di Giovan Francesco Romanelli dipinto sulle due facce, rispettivamente il "Battesimo di Cristo" e la "Madonna della Misericordia".



Da vedere fuori le mura

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- Le sorgenti termali le quali, già nell'antichità, furono conosciute ed apprezzate per la laro unicità e per la qualità straordinaria delle acque.
Nei paraggi dell'antico tracciato della Cassia i resti di quattordici stabilimenti romani attestano ancora oggi che, ancora prima che la città divenisse un centro urbano, valeva la pena mettersi in viaggio per raggiungere la Tuscia e immergersi nelle sue acque.
Largamente apprezzate le Terme di Viterbo sono citate in letteratura fin dal Sommo Poeta che, nel canto XIV dell'Inferno rende immortale il Bullicame.
Oltre al Bullicame conservano un grande fascino misterioso i resti delle "Terme degli Ebrei", delle "Zitelle" del "Bacucco" e il magnifico laghetto del Bagnaccio, dove, ancora oggi viene estratto il fango terapeutico a maturazione naturale, utilizzato oggi dalle Terme dei Papi (www.termedeipapi.it)

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L'orto botanico dell'Università della Tuscia il quale si estende su una superficie di circa 6 ettari dove sono ricostruiti i più importanti ecosistemi terrestri con particolare riferimento alla vegetazione della macchia mediterranea, delle oasi africane dei deserti del Messico settentrionale delle aree subtropicali e della foresta tropicale secondaria africana.



Da vedere nei dintorni

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- L'Anfiteatro di Sutri. Scavato interamente nel tufo, era usato nell'antichità per spettacoli e giochi di gladiatori. Oggi appare in gran parte coperto da muschio, ma degno di interesse e meta di pellegrinaggi è l'antico mitreo, tempio dedicato al misterioso dio Mitra, di origine persiana. In epoca cristiana il mitreo si trasformò in Santa Maria del Parto, un tempio dedicato alla Vergine.

- Caprarola. Con l'ascesa al soglio pontificio di Alessandro Farnese nel 1534, accolse la corte di Papa Paolo III. Domina il centro storico l'imponente Palazzo Farnese , a pianta pentagonale, costruito dal Vignola su una precedente rocca del Sangallo. Da non perdere il bellissimo giardino e la "sala degli angeli" con la sua incredibile acustica.

- La Necropoli di Norchia. Grandiosa e spettacolare, tra i siti della Tuscia, uno degli esempi più importanti dell'architettura funeraria, con le suggestive tombe a "terrazza".

- Tarquinia. Città etrusca per eccellenza le cui tombe, famose in tutto il mondo, accolgono significative pitture parietali. Notevole il palazzo Vitelleschi che ospita uno dei musei archeologici più importanti della regione.

- Tuscania. Da vedere le necropoli etrusche,il centro medievale e le grandi mura perimetrali. Emblema di Tuscania è il colle di San Pietro, dove l'uomo è presente quanto meno dall'età del ferro. Notevole è l'imponente e solitaria chiesa di S. Pietro con la sua facciata duecentesca a tre portali.

- Bolsena. Sull'omonimo lago e meta turistica per eccellenza, è la città del miracolo: all'interno della Collegiata di Santa Cristina è possibile visitare la "Cappella del Miracolo", ove sono conservate le tre pietre del miracolo, avvenuto nel 1263. Nel trecentesco castello Monaldeschi della Cervara è ospitato il museo territoriale del lago con una sezione dedicata alla formazione e alle attività vulcaniche della zona.
Poco lontano da Bolsena è possibile visitare il "Bolsena War Cemetery" dove riposano i caduti del Commonwealth, ragazzi tra i 20 e i 25 anni pressochè sconosciuti.

- Ferento. A circa 10 km da Viterbo è possibile visitare le suggestive rovine di Ferento, le cui origini risalgono al III secolo a.C. Sono ancora visibili: l'anfiteatro, il foro e le terme pubbliche.

- Bagnaia. Frazione di Viterbo dove è possibile visitare la suggestiva "Villa Lante", realizzata per iniziativa del cardinale Giovan Francesco De Gambara già vescovo di Viterbo. La costruzione della villa risale alla metà del cinquecento su progetto del Vignola il quale diede vita al concetto di "giardino all'italiana" e dove l'acqua è l'elemento predominante.

- Vulci. Una delle più importanti metropoli dell'Etruria, con numerose necropoli e il castello della Badia, dove è allestito il museo archelogico. Da segnalare l'Oasi del WWF di Vulci, un'area protetta che si estende per oltre 158 ettari lungo il fiume Fiora. Il fiume che scorre nella profondità delle rocce forma il suggestivo laghetto del Pellicone, circondato da alti costoni rocciosi e da rigogliosa vegetazione.



Luoghi curiosi

- Il "Parco dei Mostri", o Bosco Sacro di Bomarzo, sorge a circa un chilometro dal centro abitato e fu realizzato da Pier Francesco Orsini, eclettico personaggio del Rinascimento italiano, che trasformò i massi vulcanici sparsi nel parco del castello in "mostri" che sorprendono il visitatore e ne fanno una delle mete turistiche più singolari della Tuscia viterbese. Il famoso "Mascherone", al cui interno è ricavata una stanza o l'elefante in battaglia o, ancora, la casetta inclinata, offrono al visitatore sensazioni sempre nuove rafforzate dalla stravaganza e dalla unicità dell'ambiente.

- Il "Sentiero dei Briganti" , un percorso nella natura di circa 100 km che collega la riserva naturale del Monte Rufeno con Vulci, costeggiando il lago di Bolsena e attraversando la misteriosa "Selva del Lamone", le antiche rovine di Castro per arrivare, infine, al mare della maremma laziale. L'itinerario ripercorre le tracce dei briganti che, alla fine dell'Ottocento, incrociavano su questo territorio flagellato dalla miseria e dalla malaria. In particolare è possibile vedere luoghi dove Domenico Tiburzi, il leggendario "Re del Lamone", per anni terrorizzò i malcapitati che si trovavano a passare in quei boschi. Oggi è possibile fare delle bellissime escursioni a piedi o in mountain bike, interessanti esperienze che permettoni di rivivere antiche e misteriose sensazioni. (www.cicloturismoaquesio.com)

- La "Valle dei Calanchi", nei pressi di Bagnoregio offre ai visitatori uno spettacolo suggestivo unico grazie a particolari forme arcaiche di erosione che hanno creato dei "tagli" nei fianchi delle alture circostanti.

- Il "Paese che muore"- Civita di Bagnoregio- arroccata su un colle tufaceo nel mezzo di una vallata di argille franose, cede lentamente al suo inesorabile destino di abbandono. Ormai quasi del tutto deserta - solo un ponte pedonale la unisce al resto del mondo- deve il suo fascino alle emozioni che suscitano le sue viuzze silenziose e malinconiche.



I mille volti della Tuscia

- La riserva naturale del Lago di Vico. Si estende per circa 3000 ettari ed è ricoperta da faggi maestosi, castagni e cerri secolari. Particolarmente rigogliosa la flora tra cui orchidee, viole e bucaneve e la fauna con numerosi rapaci tra cui la poiana, il falco pellegrino, il gufo e la civetta.

- Il lago di Bolsena. Profondo fino a 151 metri circa e a una quota di 305 metri sul livello del mare, è il più vasto lago di origine vulcanica e il quinto in Italia. Vi si affacciano , oltre a Bolsena, gli abitati di Marta e Capodimonte, mentre una strada panoramica, che attraversa uno straordinario ed incontaminato paesaggio con magnifiche vedute del lago, raccorda tutti i paesini arroccati sulle alture intorno ad esso. Dalle acque emergono due isole: la Bizantina e la Martana. La prima, di proprietà privata e visitabile nel periodo estivo, accoglie un habitat di raro interesse naturalistico in cui si inseriscono elementi artistici come l'edicola cinquecentesca del Sangallo o la chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo. La Martana è ricordata per la fine di Amalasunta, regina degli Ostrogoti che, secondo la leggenda, fu uccisa in questo luogo dal marito Teodato.

- I monti Cimini. Risalendo le pendici dell'antico vulcano, attraverso fittissimi boschi di castagni, si raggiunge l'antica "Cimina Selva" che scende fino al lago di Vico ed era considerata invalicabile dai romani, tanto da segnare, per secoli, il confine della loro penetrazione in territorio etrusco. Sulla vetta del Cimino, a circa 1053 metri di altezza, si trova la monumentale faggeta dove, tra faggi d'alto fusto ( alcuni esemplari raggiungono i trenta metri di altezza) percorsi da sentieri naturalistici, c'è la curiosità del sasso Menicante (o naticarello), un enorme cubo di trachite di 250 tonnellate che sta in equilibrio sulla roccia e che è possibile far oscillare con una leva a mano.

- La maremma e il mare. Lasciando Viterbo verso la costa tirrenica si attraversano i magnifici e morbidi paesaggi del cuore della maremma, con i caratteristici colori diversi ad ogni stagione. In poche manciate di minuti si arriva al mare dove è possibile trovare spiagge ampie e sabbiose, ancora incontaminate o, al contrario, con stabilimenti balneari e con numerose attrezzature per divertimenti estivi.



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