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San Pellegrino In Fiore. Nel weekend del 1° maggio, a Viterbo, un insolito allestimento floreale del quartiere medievale.
I Pugnaloni di Acquapendente. La terza domenica di maggio, stupendi mosaici di petali di fiori.
A Marta si svolge "La Barabbata", un corteo di carri e personaggi che illustrano le attività lavorative e le produzioni locali e che si conclude con un grande banchetto.
Le feste del vino. I paesi della valle del Tevere, produttori di vino , offrono vino e gastronomia locale con calendari ricchi di eventi in grado di soddisfare i gusti più sofisticati. A Castiglione in Teverina, Civitella d'Agliano, Montefiascone e Vignanello.
Il Festival Barocco unisce il fascino della musica classica agli incredibili scenari della Tuscia.
Ogni anno il 3 settembre a Viterbo, l'evento per eccellenza: Il trasporto della Macchina di Santa Rosa. La "Macchina", alta circa 30 metri, viene portata a spalla dai "facchini", un evento suggestivo che coinvolge ed emoziona credenti e non. Le commemorazioni della Santa investono tutto il mese di settembre che, ogni anno, presenta una ricchezza di appuntamenti che coinvolgono il visitatore.
L'Ottava Medievale di Orte - Otto giorni di festa con l'apertura di
"taverne" tipiche dove si possono gustare menù medievali in grado di soddisfare i palati
più esigenti, in una coreografia di scenari d'epoca e servitori in costume.
www.ottavamedievale.it

Viterbo insiste su un'area di insediamento etrusco che racchiude eccezionali
testimonianze di questa antica e misteriosa civiltà.
Le origini stesse della città sono misteriose e antiche leggende si tramandano di padre
in figlio.
La sua vera storia inizia con il Re Longobardo Desiderio e, più ancora, con Carlo Magno
che, nel 778, la dona a Papa Adriano.
Dal 1243 fu quasi sempre fedele alla causa guelfa e fu protagonista di enormi splendori
in periodi di grande importanza e prosperità.
La sua storia è ricca di episodi enfatici. Ad esempio, fu proprio a Viterbo che nacque la
forma moderna del conclave, quando i viterbesi, esasperati per la mancata elezione del
successore di Clemente IV, che si protraeva ormai da tre anni, scoperchiarono il tetto
della sala e misero i rissosi principi della chiesa a pane e acqua cosicché,dopo poco
tempo, fu eletto il nuovo pontefice.
La storia di Viterbo è la storia dei papi che ci vissero o che vi morirono, come Giovanni
XXI, morto nel palazzo papale perché una notte sprofondò, insieme al pavimento della sua
camera da letto, all'interno del palazzo.
Ma la sua storia è anche storia di intrighi e ribellioni: per ben due volte fu
scomunicata e, a più riprese, tentò di ribellarsi al potere di Roma.
Il suo centro storico conserva l'impronta monumentale formatasi nel medioevo ed è cinto
tutt'ora, raro esempio conservativo, da solide mura turrite, aperte oggi da nove porte,
per un perimetro di circa cinque chilometri.
La sua immagine più nota, che risale al millecento circa, è quella dei due quartieri di
San Pellegrino e di Pianoscarano, ricchi di chiese e palazzi in peperino, la bella pietra
locale che le dà un carattere omogeneo e che, al tramonto, offre atmosfere suggestive,
tingendosi di rosa, e riflettendo le ombre dei merli o delle sue innumerevoli
fontane.
Ogni angolo di Viterbo, così suggestivo, nasconde storie vere o leggende in cui il
viaggiatore può perdersi solo per pochi istanti oppure per sempre, ma che lasciano,
comunque, la voglia di tornare.
- Il Quartiere San Pellegrino, con i suoi caratteristici profferli, i
palazzi d'epoca e il "Vicolo dei Pellegrini", dove sorgeva l'ospedale dei pellegrini,
fondato da due coniugi, Guidone e Diletta e dato in dono al clero viterbese perché vi
ospitasse i pellegrini che percorrevano la Via Francigena. Ancora oggi è possibile vedere la lapide relativa a tale
donazione.
- Piazza San Lorenzo, dove sorgono la Cattedrale di San
Lorenzo (Duomo), il Palazzo Papale e la Casa di Valentino
della Pagnotta che costituiscono un suggestivo complesso medievale.
- Il Museo Nazionale Etrusco, allestito nella storica Rocca
Albornoz, che custodisce notevoli statue greche, il ciclo statutario di Ferento
(Ferentum) città romana ove è stata accertata l'esistenza di un centro arcaico del VII-VI
sec. a C., nonché una intera sezione dedicata all'architettura etrusca.
- Il Museo Civico, allestito nell'ex convento attiguo alla Chiesa di Santa
Maria della Verità, ospita una notevole collezione di reperti etruschi, nonché una
pinacoteca dove è possibile ammirare due tavole di Sebastiano del Piombo tra cui la
famosa "Deposizione".
- Le innumerevoli chiese, come, ad esempio, Santa Maria Nuova, chiesa
romanica del sec. XII, con il suo bellissimo chiostro, tra le più interessanti di
Viterbo, o San Silvestro, in piazza del Gesù, divenuta tristemente nota
per l'uccisione del principe Enrico di Cornovaglia, per mano di Guido di Monfort.
- Di modesto valore artistico, ma di grande interesse religioso è il Santuario di Santa Rosa ,
legato alla storia di Rosa, fanciulla viterbese nata tra
il 1233 e il 1235, devota totalmente all'amore di Cristo, cui la tradizione attribuisce
una serie di miracoli tra i quali quello del pane per i bisognosi tramutato in petali di
rosa a beneficio del collerico genitore.
Nel Santuario è custodito il corpo della Santa morta nel 1251.
A Lei è dedicato il trasporto della così detta "Macchina di Santa Rosa".
Ogni anno la sera del 3 settembre, un campanile luminoso portato a
spalla per la vie della città, da oltre cento uomini chiamati "Facchini di Santa Rosa".
- Infine poco nota, ma raro esempio di cultura neobarocca a Viterbo è la Chiesa di San Giovanni Battista, meglio conosciuta come del "Gonfalone" che
ospita il ciclo pittorico completo di San Giovanni Battista.
Gli splendidi affreschi di Domenico Corvi trovano la massima espressione nella "Decollazione del Battista"
e nella magnifiche rappresentazioni simboliche delle "Forze".
Degno di nota è lo stendardo di Giovan Francesco Romanelli dipinto sulle due facce, rispettivamente il "Battesimo di Cristo"
e la "Madonna della Misericordia".
- Le sorgenti termali le quali, già nell'antichità, furono conosciute ed
apprezzate per la laro unicità e per la qualità straordinaria delle acque.
Nei paraggi dell'antico tracciato della Cassia i resti di quattordici stabilimenti romani
attestano ancora oggi che, ancora prima che la città divenisse un centro urbano, valeva
la pena mettersi in viaggio per raggiungere la Tuscia e immergersi nelle sue acque.
Largamente apprezzate le Terme di Viterbo sono citate in letteratura fin dal Sommo Poeta
che, nel canto XIV dell'Inferno rende immortale il Bullicame.
Oltre al Bullicame conservano un grande fascino misterioso i resti delle "Terme degli
Ebrei", delle "Zitelle" del "Bacucco" e il magnifico laghetto del Bagnaccio, dove, ancora
oggi viene estratto il fango terapeutico a maturazione naturale, utilizzato oggi dalle Terme dei Papi (www.termedeipapi.it)
- L'orto botanico dell'Università della Tuscia il quale si estende su una
superficie di circa 6 ettari dove sono ricostruiti i più importanti ecosistemi terrestri
con particolare riferimento alla vegetazione della macchia mediterranea, delle oasi
africane dei deserti del Messico settentrionale delle aree subtropicali e della foresta
tropicale secondaria africana.
- L'Anfiteatro di Sutri. Scavato interamente nel tufo, era usato
nell'antichità per spettacoli e giochi di gladiatori. Oggi appare in gran parte coperto
da muschio, ma degno di interesse e meta di pellegrinaggi è l'antico mitreo, tempio
dedicato al misterioso dio Mitra, di origine persiana. In epoca cristiana il mitreo si
trasformò in Santa Maria del Parto, un tempio dedicato alla Vergine.
- Caprarola. Con l'ascesa al soglio pontificio di Alessandro Farnese nel
1534, accolse la corte di Papa Paolo III. Domina il centro storico l'imponente Palazzo
Farnese , a pianta pentagonale, costruito dal Vignola su una precedente rocca del
Sangallo. Da non perdere il bellissimo giardino e la "sala degli angeli" con la sua
incredibile acustica.
- La Necropoli di Norchia. Grandiosa e spettacolare, tra i siti della
Tuscia, uno degli esempi più importanti dell'architettura funeraria, con le suggestive
tombe a "terrazza".
- Tarquinia. Città etrusca per eccellenza le cui tombe, famose in tutto
il mondo, accolgono significative pitture parietali. Notevole il palazzo Vitelleschi che
ospita uno dei musei archeologici più importanti della regione.
- Tuscania. Da vedere le necropoli etrusche,il centro medievale e le
grandi mura perimetrali. Emblema di Tuscania è il colle di San Pietro, dove l'uomo è
presente quanto meno dall'età del ferro. Notevole è l'imponente e solitaria chiesa di S.
Pietro con la sua facciata duecentesca a tre portali.
- Bolsena. Sull'omonimo lago e meta turistica per eccellenza, è la città
del miracolo: all'interno della Collegiata di Santa Cristina è possibile visitare la
"Cappella del Miracolo", ove sono conservate le tre pietre del miracolo, avvenuto nel
1263. Nel trecentesco castello Monaldeschi della Cervara è ospitato il museo territoriale
del lago con una sezione dedicata alla formazione e alle attività vulcaniche della
zona.
Poco lontano da Bolsena è possibile visitare il "Bolsena War Cemetery" dove riposano i
caduti del Commonwealth, ragazzi tra i 20 e i 25 anni pressochè sconosciuti.
- Ferento. A circa 10 km da Viterbo è possibile visitare le suggestive
rovine di Ferento, le cui origini risalgono al III secolo a.C. Sono ancora visibili:
l'anfiteatro, il foro e le terme pubbliche.
- Bagnaia. Frazione di Viterbo dove è possibile visitare la suggestiva
"Villa Lante", realizzata per iniziativa del cardinale Giovan Francesco De Gambara già
vescovo di Viterbo. La costruzione della villa risale alla metà del cinquecento su
progetto del Vignola il quale diede vita al concetto di "giardino all'italiana" e dove l'acqua
è l'elemento predominante.
- Vulci. Una delle più importanti metropoli dell'Etruria, con numerose
necropoli e il castello della Badia, dove è allestito il museo archelogico. Da segnalare
l'Oasi del WWF di Vulci, un'area protetta che si estende per oltre 158 ettari lungo il
fiume Fiora. Il fiume che scorre nella profondità delle rocce forma il suggestivo
laghetto del Pellicone, circondato da alti costoni rocciosi e da rigogliosa
vegetazione.
- Il "Parco dei Mostri", o Bosco Sacro di Bomarzo, sorge a circa un chilometro dal centro
abitato e fu realizzato da Pier Francesco Orsini, eclettico personaggio del Rinascimento
italiano, che trasformò i massi vulcanici sparsi nel parco del castello in "mostri" che
sorprendono il visitatore e ne fanno una delle mete turistiche più singolari della Tuscia
viterbese. Il famoso "Mascherone", al cui interno è ricavata una stanza o l'elefante in
battaglia o, ancora, la casetta inclinata, offrono al visitatore sensazioni sempre nuove
rafforzate dalla stravaganza e dalla unicità dell'ambiente.
- Il "Sentiero dei Briganti" ,
un percorso nella natura di circa 100 km che collega la riserva naturale del Monte Rufeno
con Vulci, costeggiando il lago di Bolsena e attraversando la misteriosa "Selva del
Lamone", le antiche rovine di Castro per arrivare, infine, al mare della maremma laziale.
L'itinerario ripercorre le tracce dei briganti che, alla fine dell'Ottocento,
incrociavano su questo territorio flagellato dalla miseria e dalla malaria. In
particolare è possibile vedere luoghi dove Domenico Tiburzi, il leggendario "Re del
Lamone", per anni terrorizzò i malcapitati che si trovavano a passare in quei boschi.
Oggi è possibile fare delle bellissime escursioni a piedi o in mountain bike,
interessanti esperienze che permettoni di rivivere antiche e misteriose sensazioni.
(www.cicloturismoaquesio.com)
- La "Valle dei Calanchi", nei pressi di Bagnoregio offre ai
visitatori uno spettacolo suggestivo unico grazie a particolari forme arcaiche di
erosione che hanno creato dei "tagli" nei fianchi delle alture circostanti.
- Il "Paese che muore"- Civita di Bagnoregio- arroccata su un colle tufaceo nel mezzo di una vallata
di argille franose, cede lentamente al suo inesorabile destino di abbandono. Ormai quasi
del tutto deserta - solo un ponte pedonale la unisce al resto del mondo- deve il suo
fascino alle emozioni che suscitano le sue viuzze silenziose e malinconiche.
- La riserva naturale del Lago di Vico. Si estende per circa
3000 ettari ed è ricoperta da faggi maestosi, castagni e cerri secolari. Particolarmente
rigogliosa la flora tra cui orchidee, viole e bucaneve e la fauna con numerosi rapaci tra
cui la poiana, il falco pellegrino, il gufo e la civetta.
- Il lago di Bolsena. Profondo
fino a 151 metri circa e a una quota di 305 metri sul livello del mare, è il più vasto
lago di origine vulcanica e il quinto in Italia. Vi si affacciano , oltre a Bolsena, gli
abitati di Marta e Capodimonte, mentre una strada panoramica, che attraversa uno
straordinario ed incontaminato paesaggio con magnifiche vedute del lago, raccorda tutti i
paesini arroccati sulle alture intorno ad esso. Dalle acque emergono due isole: la
Bizantina e la Martana. La prima, di proprietà privata e visitabile nel periodo estivo,
accoglie un habitat di raro interesse naturalistico in cui si inseriscono elementi
artistici come l'edicola cinquecentesca del Sangallo o la chiesa dei SS. Giacomo e
Cristoforo. La Martana è ricordata per la fine di Amalasunta, regina degli Ostrogoti che,
secondo la leggenda, fu uccisa in questo luogo dal marito Teodato.
- I monti Cimini.
Risalendo le pendici dell'antico vulcano, attraverso fittissimi boschi di castagni, si
raggiunge l'antica "Cimina Selva" che scende fino al lago di Vico ed era considerata
invalicabile dai romani, tanto da segnare, per secoli, il confine della loro penetrazione
in territorio etrusco. Sulla vetta del Cimino, a circa 1053 metri di altezza, si trova la
monumentale faggeta dove, tra faggi d'alto fusto ( alcuni esemplari raggiungono i trenta
metri di altezza) percorsi da sentieri naturalistici, c'è la curiosità del sasso
Menicante (o naticarello), un enorme cubo di trachite di 250 tonnellate che sta in
equilibrio sulla roccia e che è possibile far oscillare con una leva a mano.
- La maremma e
il mare. Lasciando Viterbo verso la costa tirrenica si attraversano i magnifici e morbidi
paesaggi del cuore della maremma, con i caratteristici colori diversi ad ogni stagione.
In poche manciate di minuti si arriva al mare dove è possibile trovare spiagge ampie e
sabbiose, ancora incontaminate o, al contrario, con stabilimenti balneari e con numerose
attrezzature per divertimenti estivi.